Thomas Zulian
Direttore commerciale

 

L’aumento di consumi di alcuni item Fairtrade ha caratterizzato il periodo di lockdown causato dalla pandemia. © Angela Wu

I numeri del 2020 ci raccontano un anno di luci e di inevitabili ombre, ma nel complesso i dati evidenziano un andamento positivo delle vendite dei prodotti certificati Fairtrade in Italia: lo testimonia ad esempio l’aumento del 24% del Premio versato alle organizzazioni di agricoltori e lavoratori passato da circa 2,5 milioni di euro del 2019 a più di 3 milioni di euro nel 2020.

Cambiano però in parte i fattori che portano a questo buon risultato con alcune materie prime che segnano un po’ il passo come le banane e il caffè e altre che invece confermano, anzi rafforzano, importanti tendenze di crescita già emerse negli ultimi esercizi. Le performance peggiori sono legate a doppio filo alle enormi difficoltà del canale “fuori casa” e di fatto le materie prime più esposte su questo fronte hanno registrato il maggiore rallentamento.

Il discorso è diametralmente opposto per quanto riguarda il canale retail dove le vendite sono cresciute in modo importante favorendo anche i prodotti Fairtrade, in particolare quelli a base cacao. Pur nella difficoltà di leggere le evoluzioni della crisi legate alla pandemia, il rallentamento dei volumi di alcune materie prime sembra un elemento contingente che dovrebbe riassorbirsi già in parte quest’anno e riprendere un cammino di crescita più sostenuto nel corso del 2022. La restante parte dei prodotti, sulla base dei progetti già iniziati, continuerà probabilmente invece l’incremento confermando i ritmi attuali.

 

Il rapporto con la distribuzione

Quindi, al netto delle chiusure il mercato si mostra vitale: anche dal punto di vista delle partnership con le insegne della distribuzione, il 2020 si caratterizza per un consolidamento della presenza di Fairtrade sugli scaffali, prima di tutto grazie al rapporto storico con Coop Italia che nello scorso anno ha proseguito con lo sviluppo delle referenze portando un raddoppio dell’assortimento Fairtrade disponibile negli ultimi due anni. Inoltre il mondo del discount si mostra molto dinamico con un impegno crescente di attori come ad esempio Lidl, In’s Mercato e Aldi che si traduce in decine di nuovi prodotti. Rimane infine significativo l’apporto di altre linee di marca del distributore Conad, Carrefour, Selex, Despar, Pam, Crai e altri.

 

I brand

Prosegue anche la collaborazione con i brand, nel biologico si afferma l’ampia gamma certificata Fairtrade di Alce Nero. Nel 2020 spicca il nuovo assortimento di zucchero di canna di Italia Zuccheri e la revisione della linea di spezie di Cannamela. Complessivamente nel corso dello scorso anno più di duecento aziende attraverso le loro filiere e le insegne della distribuzione nei loro vari formati hanno saputo offrire ai consumatori italiani circa duemila referenze.

 

Frutta: un anno difficile

Angelo Tortorella
Product & Account Manager

L’analisi dei dati del 2020 mostra che in termini di quantità le banane si confermano come il prodotto Fairtrade più alto-vendente: si raggiungono le 13.500 tonnellate, divise in 85% nel canale retail e 15% nel canale fuori casa.

Dopo quasi quindici anni segnati da una costante crescita in termini di volumi, per la prima volta troviamo il segno negativo nel confronto con l’anno precedente (-15%).

L’aumento delle vendite nel canale retail non è bastato a coprire le mancanze dell’out of home. Infatti la chiusura delle scuole, delle mense, degli uffici e il conseguente ridimensionamento del momento come merenda o snack, hanno fatto sì che questo prodotto sia stato meno consumato nel 2020. Il 2021 dovrebbe vedere già un parziale recupero e il ritorno a una crescita più sostenuta nel 2022, anche grazie alle probabili riaperture e alla pubblicazione pre pandemia in Gazzetta Ufficiale dei nuovi CAM (Criteri Ambientali Minimi) che rendono obbligatoria l’adozione di alcuni prodotti di commercio equo per la ristorazione collettiva.

 

Il salario dignitoso per i lavoratori del settore

I campi coltivati ad ananas da Agronorte (Costa Rica). © James Rodriguez

La buona notizia del 2020 arriva per i lavoratori dipendenti delle piantagioni di banane Fairtrade. Si introdurrà un salario base Fairtrade obbligatorio corrispondente al 70% del salario dignitoso. Ogni lavoratore riceverà il salario base anche se il salario minimo legale è più basso. È una soglia minima al di sotto della quale gli stipendi non possono scendere. Si tratta di un grosso risultato perché finora il problema principale derivava dal fatto che non esistessero ricerche o dati affidabili per poter quantificare a quanto ammontasse un salario dignitoso per le singole origini. Infatti il salario dignitoso dipende dal Paese in cui vive il lavoratore, da quanto ammontano le tasse e dai benefici in natura ricevuti come ad esempio cibo, trasporto o alloggio. Grazie al lavoro anche all’interno della Living Wage Coalition, Fairtrade sta lavorando per colmare il divario tra il salario attuale e il salario dignitoso dei lavoratori del settore delle banane. Il progetto partirà a luglio 2021 e sarà regolato attraverso la possibilità di impiegare fino al 30% del Premio Fairtrade come bonus in contanti (in aggiunta al 20% che già ora può essere utilizzato). Insieme a questo aspetto si sta rafforzando il lavoro con i sindacati, affinché si arrivi ad una contrattazione più diffusa.

Al di fuori delle banane, si mantengono stabili i volumi della restante offerta di frutta certificata Fairtrade: si tratta di 1.000 tonnellate principalmente suddivise in ananas e arance in contro stagione. Infine la frutta secca ed essiccata ha registrato vendite per circa 150 tonnellate con una flessione del 5%.

Lucio Joseph coltiva banane per Banelino (Repubblica Dominicana). © Christian Nusch, Fairtrade Deutschland

 

Caffè: una tazzina amara

Mardiana Mandasari fa parte della cooperativa di coltivatori e coltivatrici di caffè Koptan Gayo Megah Berseri (Indonesia) che utilizzano il metodo biologico. © Rosa Panggabean, Fairtrade Deutschland

Giulia Camparsi
Product & Account Manager

Il 2020 è stato un anno difficile per il caffè, non solo quello Fairtrade. I volumi di vendita, infatti, si sono contratti fino al 50% nei segmenti della ristorazione e dell’Ho.Re.Ca, mentre hanno registrato un aumento del 2% nel canale retail che veniva da anni di saturazione dell’offerta e contrazione delle vendite (-3% nel 2019).

Con trend di mercato così critici, anche il caffè Fairtrade ha accusato il colpo: nel complesso i volumi si sono contratti, sul mercato Italiano, dell’11%. Il calo nel mercato fuori casa, fino al 50%, rispecchia il trend di mercato causato dalle ripetute chiusure; ma si è registrata una crescita dei volumi delle referenze private label certificate Fairtrade del 7%, ben oltre la crescita fisiologica del mercato.

Sostenibilità e premiumizzazione, infatti, sono due driver di mercato preponderanti in questo momento storico, che hanno visto un’impennata post-covid e che hanno portato i consumatori a scegliere sempre più spesso il caffè Fairtrade. La pandemia ci ha fatto rendere conto di come anche i nostri comportamenti d’acquisto danno forma all’ambiente in cui viviamo e i consumatori stanno diventando sempre più proattivi nella scelta di un prodotto a ridotto impatto ambientale e sociale.

La scelta di acquistare caffè Fairtrade ha garantito ai cafficoltori un prezzo superiore, in media, del 22% rispetto al prezzo di borsa per il loro caffè verde. Considerando anche il Premio di 0,20 dollari alla libbra, il prezzo Fairtrade aumenta in media del 44% nel corso dell’anno.

In particolare in questo momento, un maggior guadagno sul prodotto ha permesso ai cafficoltori di affrontare con maggiore ottimismo le difficoltà legate all’emergenza pandemica, che ha inasprito le loro sfide quotidiane. Oltre ai fondi che Fairtrade ha raccolto e stanziato a livello internazionale, l’organizzazione cooperativa e la rete che Fairtrade ha creato nei 30 anni di lavoro sul campo ha contribuito a creare soluzioni collettive per redistribuire i costi accresciuti di tutti i servizi. Ad esempio, sono stati organizzati servizi di raccolta delle drupe appena colte per superare le restrizioni legate ai coprifuoco e evitare assembramenti nei centri di lavorazione del caffè; sono stati distribuiti sia presidi medici di protezione individuale, sia derrate alimentari e, infine, gli agricoltori sono stati formati sulla prevenzione.

Un’ultima novità degna di nota è che, nonostante le difficoltà dello scorso anno, è stato possibile lavorare sui caffè specialty certificati Fairtrade. Da anni i presidi locali di Fairtrade in origine si sono impegnati a migliorare la qualità e questo lavoro si è concretizzato in numerosi caffè Fairtrade con punteggi SCA superiori a 84. Per tutto il 2021 sono previste competizioni nazionali in Centro e Sud America oltre che in Africa per testare il miglior caffè specialty di ciascuna origine. Un’ulteriore opportunità per accrescere i guadagni degli agricoltori, sfruttando un trend di mercato di nicchia, ma molto promettente.

Partecipanti alla Climate Accademy di Fairtrade Africa coltivano in vivaio nuove piante per migliorare la qualità del caffè. © Fairtrade Netherlands

 

Cacao: la crescita non conosce crisi

Africa Ecakog Fermentazione delle fave di cacao dei coltivatori della cooperativa Ecakog (Costa D’Avorio). © Stanislav Komínek, Fairtrade Czech Republic and Slovakia

Indira Franco
Senior Product & Account Manager

Uno degli effetti delle misure di contenimento da Covid sul mercato dei prodotti dolciari in Italia è stato il consistente aumento dei consumi di cioccolato a livello casalingo, che ha fatto schizzare le vendite di tavolette di cioccolato (+18,5% nel mese di marzo 2020, attestatosi poi al +10,7% nei mesi estivi – fonte Nielsen) e di prodotti per la pasticceria casalinga, con una netta preferenza per quelli di alta gamma. È fortemente calato quello dei prodotti ad uso professionale e da ricorrenza.

Questo fenomeno ha trainato l’aumento delle vendite di referenze a base di cacao Fairtrade nel 2020, che ha generato, per gli agricoltori, un Premio pari a 1.757.700 euro derivato dall’esportazione di 8.147 tonnellate di fave di cacao destinate al mercato italiano. Non solo, il nuovo Marchio di Ingrediente Fairtrade, creato allo scopo di aumentare in modo sostanziale i volumi di materia prima venduta in origine per generare un maggiore impatto sui produttori, ha permesso alle aziende di ampliare le gamme di prodotti certificati, oltre ai classici coloniali.

Ad esempio Coop ha convertito al Marchio di ingrediente Fairtrade prodotti Private Label già in vendita sui suoi scaffali, come ad esempio wafer, merendine, prodotti da ricorrenza per Natale e Pasqua, pasticceria industriale. Pam e IN’s hanno invece inserito a scaffale altre tavolette di cioccolato premium con il classico Marchio Fairtrade.

 

Il reddito dignitoso per gli agricoltori

Nonostante i numeri positivi, restano ancora molti passi da fare per permettere alle famiglie di piccoli produttori agricoli di ricavare un reddito dignitoso dalla coltivazione del cacao. Per questo, già dal 2017 Fairtrade lavora ad una strategia globale e multisettoriale per supportare le famiglie degli agricoltori a raggiungere un reddito adeguato, che si basa anzitutto sull’aumento del Prezzo Minimo e del Premio Fairtrade, passato da 200 a 240 dollari per tonnellata, a partire dall’1 ottobre 2019, ma che si regge su altri 4 tasselli.

Il primo consiste nel lavorare alla definizione di un prezzo di riferimento per un reddito dignitoso (LIRP, Living Income Reference Price), un indicatore calcolato sulla produttività sostenibile per i contadini che si dedicano esclusivamente alla coltivazione della terra. Fairtrade ci sta lavorando insieme ad altri stakeholder, come l’Alliance for Sustainable Cocoa che raggruppa i tavoli di discussione sul cacao sostenibile di Germania, Paesi Bassi, Belgio e Svizzera più alcuni attori pubblici e privati e della società civile.

Il secondo prevede il coinvolgimento di brand e retailer, come ad esempio l’olandese Tony’s Chocolonely, che si è impegnata a pagare la differenza tra il Prezzo Minimo Fairtrade e il Prezzo di riferimento per il reddito dignitoso. Anche Lidl ha pagato, per il cacao impiegato nelle tavolette WAY TO  GO – vendute anche in Italia durante le Settimane Fairtrade – una somma extra di denaro, oltre al Prezzo Minimo Fairtrade e al Premio Fairtrade che gli agricoltori possono investire in progetti di diversificazione del reddito, come la coltivazione di prodotti per autoconsumo locale, assicurando mezzi di sussistenza ulteriori per gli agricoltori e le loro famiglie. Proprio lo sviluppo di nuove competenze per la produzione sostenibile e la diversificazione delle fonti di reddito per gli agricoltori è il terzo tassello dell’approccio di Fairtrade.

Il quarto è far arrivare il tema della sostenibilità della produzione del cacao nelle agende politiche dei mercati chiave, come quello dell’Unione Europea ma non solo. Fairtrade Africa ha potuto partecipare come stakeholder della società civile di Ghana e Costa D’Avorio alla definizione degli Standard Regionali per la produzione sostenibile e del Prezzo di riferimento per un Reddito Dignitoso. In questo contesto i governi dei due paesi hanno stabilito un Differenziale per il Reddito Dignitoso che ha portato il prezzo FOB del cacao ivoriano a circa 2.164 dollari a tonnellata per la stagione del raccolto del 2020.

Poiché questo prezzo era ancora inferiore al Prezzo Minimo Fairtrade, stabilito a 2.400 dollari a tonnellata, i trader hanno pagato ai produttori Fairtrade anche la differenza di 236 dollari, che le cooperative hanno poi girato integralmente ai loro soci. Per il raccolto principale, da ottobre 2020  a marzo 2021, il governo della Costa d’Avorio ha invece stabilito un prezzo pari a 2.605 dollari a tonnellata, superiore al Prezzo Minimo Fairtrade e quindi valido per tutti gli acquisti di cacao anche dalle cooperative certificate, mentre il Premio andrà sempre pagato alle cooperative.

Per le consegne previste da aprile a settembre 2021, in un contesto di generale caduta dei prezzi di mercato,  il prezzo di riferimento per la Costa d’Avorio è pari a 2.081,76 dollari a tonnellata, mentre nessun valore di riferimento FOB è pubblicato per il Ghana. Il Prezzo Minimo Fairtrade di 2.400 dollari a tonnellata FOB è ora ben superiore al prezzo del governo più il LID, quindi le organizzazioni di produttori che vendono a condizioni Fairtrade riceveranno la differenza di poco più di 318 dollari a tonnellata oltre al Premio Fairtrade aggiuntivo di 240 dollari a tonnellata da investire nelle loro attività e comunità.

 

ZUCCHERO: AUMENTI ANCORA A DOPPIA CIFRA

Alessandro Pastò
Product & Account Manager

Nel corso della pandemia il consumo globale di zucchero si è ridotto notevolmente a causa delle misure di lockdown implementate dai governi che hanno costretto le persone all’interno delle loro abitazioni e, unitamente al ribasso della domanda, il prezzo dello zucchero ha toccato il minimo storico da 13 anni, secondo l’indice Fao.

In questo contesto il mercato italiano sta reggendo l’urto della crisi grazie anche alla tenuta dell’industria e all’effetto sostituzione dei consumi domestici, che si è in parte riflesso in un aumento record degli acquisti di ingredienti per preparare dolci, tra cui non poteva mancare lo zucchero.

In linea con questo trend, ma con numeri decisamente sorprendenti, il consumo degli zuccheri di canna Fairtrade in Italia è cresciuto del 30% nel 2020 rispetto all’anno precedente ed ha raggiunto le 5.213 tonnellate, confermando la crescita costante che ha caratterizzato il quinquennio precedente (+70%).

Le vendite sono state ancora una volta trainate dalla marca del distributore, grazie alla presenza in insegne leader quali Coop, Lidl, Conad, Aldi, Carrefour, In’s, Penny, ma sono cresciuti in misura importante anche i brand come Italia Zuccheri e Alce Nero nel biologico.

E proprio riguardo al biologico, da segnalare il notevole incremento degli zuccheri Fairtrade in questo comparto, che arrivano a coprire oggi addirittura il 60% dei volumi rispetto ai convenzionali Fairtrade, a conferma dell’ottimo trend per i consumi bio degli italiani nel 2020, sempre più attenti al tema della sostenibilità ambientale.

Coerentemente con queste scelte, nell’ultimo anno gli italiani hanno preferito consumare zuccheri Fairtrade integrali, tanto che queste referenze nel 2020 hanno quasi pareggiato i grezzi in termini di volumi venduti, quando solo cinque anni fa non rappresentavano nemmeno la metà degli stessi.

Grazie a questi risultati, i produttori di zucchero certificati Fairtrade hanno ricevuto nel 2020 circa 330 mila euro di Premio Fairtrade dai licenziatari italiani, che servirà loro, ora più che mai, a risollevarsi dai devastanti effetti della crisi, che ha influenzato negativamente il loro lavoro ritardando i raccolti e le lavorazioni.

Con l’augurio di poter proseguire nel nostro lavoro di supporto ai produttori, i primi dati sulle vendite del 2021 sono rassicuranti e confermano che le abitudini d’acquisto dei consumatori italiani sono sempre più orientate alla ricerca della sostenibilità nei prodotti e che sono disposti a pagare di più per una proposta di valore riconosciuta anche su un prodotto spesso considerato commodity.

 

Sri Lanka Due agricoltori di Sofa coinvolti nel progetto Sri Prom, in Sri Lanka. © Luca Rinaldini, Fairtrade Italia

ALTRI PRODOTTI

Il tè Fairtrade prosegue il trend di crescita che ha caratterizzato gli ultimi anni, con un aumento in volumi pari al 4% che riflette la crescita di mercato, complice la pandemia che ha accresciuto la voglia del conforto in una tazza calda. Si mantengono invece stabili le vendite di succhi di frutta a circa 900 mila litri, mentre con un balzo di più del 16% il riso raggiunge quasi le 380 tonnellate.

Un altro segmento in rapita crescita, anche grazie al maggior tempo passato ai fornelli, sono le spezie, che hanno registrato un trend di crescita di volumi rispetto al 2019 del 9%. In questo segmento continua l’inserimento nella GDO delle spezie Cannamela certificate Fairtrade, dal 2020 con una gamma allargata a sette referenze con l’aggiunta anche della certificazione biologica.

Continua il lavoro anche sui prodotti non food. I fiori hanno visto una contrazione del 20% in volume, dovuta sia alla chiusura nei mercati di consumo in primavera, stagione prediletta per la vendita dei fiori, sia alle difficoltà di approvvigionamento vista l’interruzione delle rotte commerciali tra Italia e Kenya. Ciononostante, visto l’aumento della richiesta alla fine dell’anno di alcune catene della GDO e l’introduzione di un nuovo modello per coinvolgere anche i fioristi nella filiera dei fiori, ci aspettiamo prospettive in crescita per il 2021.

Alla stregua del nuovo modello per i fioristi, anche per l’oro ci sono novità con l’inclusione dei piccoli laboratori orafi nel mondo Fairtrade attraverso un portale online dedicato, al fine di facilitare un approvvigionamento sostenibile anche ad artigiani indipendenti. 

Infine il cotone: preponderante per questa filiera è sempre il mondo della gadgettistica, in particolare la shopper, che diventa bandiera del proprio impegno di sostenibilità sia per la private label che per brand di mercato. Questo mercato è stato caratterizzato da un trend in forte crescita, con un aumento del 46% dei pezzi Fairtrade venduti rispetto all’anno precedente.